I cittadini di Marigliano scrivono al Presidente della Repubblica

Dal momento che sono proprio i diritti costituzionali fondamentali (Democrazia, Salute, Vita) ad esserci negati e che vengono continuamente violate le più elementari norme di uno Stato di Diritto, rinunciamo deliberatamente anche al Diritto di voto, rimettendo nelle Sue mani le nostre tessere elettorali.
10 aprile 2008

Onorevole Presidente Napolitano,
con questo scritto ci proponiamo di catturare la Sua attenzione sull’ultimo atto della nostra lunga, estenuante lotta.
Siamo stanchi, Presidente. Sfiniti dalla continua necessità di difendere il nostro territorio e con esso la nostra salute e incolumità.
Viviamo in quello che, a ragione, è stato definito Triangolo della Morte (Nola – Acerra – Marigliano). Forse è proprio questo il peccato mortale che siamo chiamati a scontare: la determinazione a non abbandonare la nostra terra. Non è giusto, Presidente, calpestare così prepotentemente, ignorandolo, il nostro diritto alla vita. Tutti noi abbiamo almeno una persona cara malata: adulti e bambini si spengono colpiti da tumori incurabili. E’ nonostante ciò che siamo disposti a offrire il nostro contributo di solidarietà alla Regione che amiamo. Senza slanci eroici, esclusivamente sostenuti da quella forza che solo la disperazione sa generare.

Il depuratore delle acque reflue, nel cui perimetro il Piano De Gennaro prevede lo stoccaggio di decine di migliaia di tonnellate di pseudo ecoballe, serve 34 comuni e le aree ASI di Nola e Marigliano, per un totale di circa 452.000 abitanti, equivalenti a una portata in ingresso di circa 25.720 m3/giorno, mentre la potenzialità di progetto è di 435.000 abitanti, per una portata in ingresso di 24.752 m3/giorno.
L’impianto, oltre a depurare le acque fognarie, tratta anche circa 100 m3 di percolato al giorno, prodotto dalle discariche campane. E’ facile dedurre dai dati a disposizione che attualmente l’impianto è sottodimensionato rispetto al numero di abitanti serviti. Scarica acque ancora inquinate sul territorio.

Non accampiamo scuse. Non ci limitiamo a frignare “non nel mio giardino!”.

La Procura della Repubblica di Nola ha già sequestrato il sito nel 2004 per il grave stato di degrado del territorio (Ord. 11111/04). L’area è individuata tra i siti di interesse nazionale per la bonifica (Del. G.R.Campania n. 1076/07) e, ciò nonostante, viviamo paradossi incredibili: da diversi anni il territorio di Marigliano e dei Comuni limitrofi è sottoposto a divieto di pascolo e di produzione dei foraggi, ma gli stessi Enti che interdicono tali attività permettono la coltivazione di ortaggi, frutta e prodotti di vario genere, destinati all’alimentazione umana.
I Comuni dell’Area menzionata, definiti a spiccata vocazione agricola, sono oggi in ginocchio a causa dello sversamento illecito di rifiuti tossici, perpetrato da anni.

Anche i risultati delle analisi effettuate (ENEA – Progetto Regi Lagni, 2002, ARPAC – Acqua: il monitoraggio in Campania 2002-2006, 2007, Comune di Marigliano, 2008) hanno evidenziato nelle acque di falda, usate per l’irrigazione, la presenza si sostanze cancerogene in misura superiore rispetto ai limiti di legge.

E ora? Il cosiddetto Piano De Gennaro, che non può essere considerato una strategia definitiva, perché riferito alla sola rimozione dei rifiuti giacenti per le strade, si limita a individuare procedure per arginare soltanto quanto invece andrebbe affrontato alla radice. I siti di stoccaggio temporaneo (non contemplati, tra l’altro, dalle specifiche norme in materia ambientale) calpestano i comportamenti virtuosi di un comprensorio che ha elevate percentuali (oltre il 60%) di differenziazione. Il Piano non indica peraltro i tempi e le modalità di rimozione delle balle dai siti.
Meno che mai si accenna a tempi e modalità per il ripristino e la bonifica dei luoghi. Con il Piano De Gennaro paghiamo il prezzo di essere un puntino strategico nella mappa dello smaltimento rifiuti: a pochi km dal “termovalorizzatore” di Acerra e serviti da un complesso di strade che consentirebbero il continuo traffico di mezzi pesanti colmi di rifiuti più o meno trattati.

E’ per questa via che la condanna a un destino sempre più oscuro suona inappellabile ai cittadini di questo territorio e pare volerli invitare alla rassegnazione.

Signor Presidente, Lei sostiene di aver trascorso la vita a battersi per la Libertà e la Democrazia. La nostra gente vive, a Suo avviso, in un Paese libero?

Ci sentiamo traditi dalle Istituzioni tutte. Dov’è la Democrazia se, pur rispettando la Legge (in primis il Decreto Ronchi), veniamo affidati a funzionari incompetenti, ignari della realtà del territorio e sordi alle nostre richieste di aiuto? O forse le nostre voci valgono meno di altre che alla stessa stregua invocano attenzione?

L’impressione è quella di abitare una Terra di Nessuno, irrimediabilmente lontana da ogni ipotesi di civiltà, calpestata da vili interessi economici, politici, malavitosi. Una Terra dove è sufficiente scavare a una profondità di 20 metri per trovare cisterne contenenti liquidi dall’odore acre, che immediatamente inducono a ipotizzare la presenza di sostanze radioattive o di potentissimi veleni. Un Paese dei Balocchi per miopi scellerati, autori o complici della realizzazione di fatali operazioni illegali. È questo il nostro mondo. Non occorre il confronto con la scienza più o meno autorevole e i suoi sistemi di indagine microscopica: il degrado è completamente percepibile a occhio nudo.

Basta, Signor Presidente! Basta con 14 anni di emergenza e con “supercommissari” che hanno dimostrato di non conoscere e non poter risolvere i problemi del territorio e soprattutto di pensare ai “dati” e non alle persone.

Dal momento che sono proprio i diritti costituzionali fondamentali (Democrazia, Salute, Vita) ad esserci negati e che vengono continuamente violate le più elementari norme di uno Stato di Diritto, rinunciamo deliberatamente anche al Diritto di voto, rimettendo nelle Sue mani le nostre tessere elettorali.

Non ci sentiamo cittadini di questa Italia, Signor Presidente, dove a regnare non sono più né la legalità né il rispetto della Costituzione e della dignità umana.

Ma alberga ancora in noi una profonda convinzione: è fra le sue possibilità garantire il rispetto della Costituzione e dei valori che ne costituiscono il fondamento, valori nei quali nonostante tutto ancora crediamo. Assieme alle schede, Le affidiamo la nostra speranza più grande, quella di poterci ancora sentire Cittadini Italiani.

Marigliano, 10 aprile 2008
seguono firme

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