Benevento

Discariche abusive o dello Stato: qual è la differenza? Dura condanna anche della Corte Europea di Bruxelles

Non è difficile intuire perché anche molti abitanti di Sant’Arcangelo Trimonte hanno deciso di non votare e di inviare le loro schede elettorali al presidente della Repubblica accompagnate da una lettera di protesta.
10 aprile 2008 - Serena Romano
Fonte: La Verità delle Contrade

Non è difficile intuire perché anche molti abitanti di Sant’Arcangelo Trimonte hanno deciso di non votare e di inviare le loro schede elettorali al presidente della Repubblica accompagnate da una lettera di protesta. Basta guardare le fotografie del loro paese per trovare la risposta.
Sant'Arcangelo Trimonte Sant’Arcangelo – un borgo di 600 abitanti circondato da 3 monti di una bellezza mozzafiato, appollaiato su un’area di appena 9 chilometri quadrati dove già si intravedono 2 discariche esaurite da bonificare - si trova in una zona di evidente dissesto idrogeologico. Ma se lo Stato – con l’alibi dell’emergenza - nella scelta di un sito da adibire a discarica non rispetta più neanche vincoli elementari come il dissesto idrogeologico e opera in deroga a ogni norma, comprese quelle igienico sanitarie, qual è alla fine la differenza tra uno sversatoio allestito abusivamente e quello realizzato dallo Stato con “licenza di … distruggere” ?
Questo l’interrogativo sollevato dalle numerose lacune tecniche di una “scelta” che alla fine coinvolgerà direttamente, oltre a Sant’Arcangelo, la vita e il futuro di Paduli, Apice e Buonalbergo per un totale di 12.500 abitanti: piazzato al centro di questi 4 comuni, infatti, il mega impianto distruggerà una delle zone più belle del Sannio e d’Italia, senza neanche qualche valida pezza d’appoggio da esibire ai cittadini, ma, al contrario, sollevando una serie tale di sospetti da meritare anche una denuncia alla Procura della Repubblica.
Il tutto mentre arriva oggi la dura condanna della Corte Europea di Bruxelles sulle norme per le discariche varate dal Governo Berlusconi tra il 2001 e il 2003 : norme che autorizzano discariche non conformi alle direttive dell’Unione Europea.

Sant'Arcangelo Trimonte Nonostante la relazione sul dissesto idrogeologico, firmata da due geologi, con la quale l’amministrazione comunale ha tentato di opporsi, Sant’Arcangelo Trimonte è stato “scelto” come sito per una discarica destinata ad ospitare quasi 900.000 metri cubi di monnezza. Con quali motivazioni tecniche? Mistero.
Gli abitanti hanno chiesto - in base alla legislazione italiana ed europea sulla “trasparenza” e sulla partecipazione dei cittadini alle scelte che li riguardano – di valutare la documentazione a supporto dell’impianto: diritto negato, al quale si è rimediato fornendo il fascicolo illustrativo solo 10 giorni dopo che l’ordinanza n. 153 del 1 aprile 2008 era stata firmata.
Eppure le lacune tecniche sono tante. Anzi troppe: tant’è vero che hanno provocato perplessità e sospetti tali da far partire una denuncia alla Procura della Repubblica.

Oltre al fatto che i versanti sui quali insisterà la discarica, infatti, sono chiaramente predisposti al dissesto idrogeologico, la zona è definita “altamente sismica”: cioè con grado di sismicità “S = 12” (secondo la vecchia classificazione) o “zona 1” (per la nuova classificazione) entrambe indicative di “massima sismicità”.
E’ attraversata, inoltre, da un elettrodotto da 150 KV e, per colpa delle discariche già esistenti, presenta un inquinamento del suolo e delle acque.
Quanto alla distanza della futura discarica dalle abitazioni – 800 metri, anziché almeno 1 chilometro – e all’impatto visivo ( folgorante !) questi violano i parametri indicati da CNR, OMS e Protezione Civile. Forse perciò i cittadini non hanno potuto analizzare – né sapere se sia stata formulata - una Valutazione di Impatto Ambientale: l’impianto è così enorme rispetto al territorio nel quale è inserito, da far prevedere una “pressione” sproporzionata anche dal punto di vista economico e sociale.
Se a questo si aggiunge che la “ventosità” dell’area - oggetto di uno studio “anemologico” per impiantarvi pale eoliche - è destinata a fare da cassa di risonanza all’olezzo dei rifiuti e che la mancanza di strade adeguate all’impianto prevederà la necessità di ulteriori sbancamenti e investimenti per una nuova viabilità, si capisce la reazione dei cittadini. In particolare, “il disgusto” per il voto, espresso dagli abitanti nella lettera inviata al Presidente della Repubblica insieme alle schede elettorali, e la denuncia delle Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia alla Procura della Repubblica.
Sta diventando paradossale, infatti, la volontà di ignorare i siti idonei e sicuri presentati dal professore De Medici già un anno fa alla struttura del commissario Bertolaso: tutti l’accolsero con entusiasmo… salvo relegarla in un cassetto. Come mai questi siti non vengono presi in considerazione? Quali tipi di “pressioni” riescono a impedirlo? Quali interessi reconditi? Questi alcuni degli interrogativi sollevati dalle Assise di Palazzo Marigliano nella denuncia al procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Aldo De Chiara:
“Dopo alcuni sopralluoghi, nelle conferenze di servizi, svoltesi a Roma nella sede della Protezione civile il 6 e il 14 febbraio 2007, De Medici indicò cinque comprensori dell’entroterra campano – Valle Saccarda, Vallata, Macedonia, Bisaccia e Andretta – per complessivi 270 kmq. con una densità di meno di 61 abitanti per kmq., dove era possibile reperire i siti per ogni aspetto idonei e realizzarvi in brevissimo tempo discariche a norma… tali indicazioni furono accolte con plauso da tutte le autorità partecipanti… ma le indicazioni furono inspiegabilmente accantonate. E ciò malgrado il rappresentante del Ministero dell’Ambiente subito dopo, con apposita nota ministeriale avesse segnalato, al Commissario straordinario e alle altre autorità interessate, l’urgenza di coltivare le indicazioni del prof. De Medici, ritenute interessanti per le caratteristiche dei siti… Urge a questo punto chiarire se interventi impropri di soggetti esterni al Commissariato straordinario abbiano impedito di dar corso alle indicazioni…In tal caso se ne imporrebbe il pronto recupero ai fini di una risoluzione in tempi brevi dell’emergenza in cui versa la Campania…”

Ad avvalorare queste proteste e questi sospetti arriva oggi anche una condanna dall’Europa: il caos delle discariche italiane, infatti, viene pesantemente sottolineato dall’Unione europea che certifica come le nostre autorità non siano in grado di applicare le norme scritte da Bruxelles sulla gestione dei rifiuti. E la condanna della Corte di Giustizia dell’Ue non riguarda solo l’emergenza campana degli ultimi mesi, ma un’incapacità generale del nostro sistema sullo smaltimento della spazzatura. Il dito viene puntato soprattutto sulla “mancata conformità” delle norme sulle discariche approvate fra il 2001 e il 2003 dal governo Berlusconi con la direttiva Ue del 1999, che definisce la nozione di rifiuti pericolosi e quindi il loro diverso trattamento rispetto a quelli innocui. Non solo: la norma comunitaria chiede alle varie capitali di elaborare una strategia nazionale sui rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento, introduce la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari. Insomma, una precisa regolamentazione del settore dei rifiuti completamente ignorata.

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