Lettera pubblica

Diossina e Mozzarella: la lezione di Mister Hardy

Da oggi possiamo ricominciare, come in tutto il mondo civile, a difendere la qualità della nostra terra e dei nostri migliori prodotti nel modo più semplice ed ovvio: col quotidiano, ferreo, pubblico controllo, che sinora, purtroppo, senza più impossibili smentite, ha mostrato maglie sin troppo larghe.
21 marzo 2008 - Antonio Marfella (Tossicologo Oncologo Fondazione Sen. G. Pascale)

Gent.mo Dott. Gargano, qualche mese fa avevamo stabilito di prendere un caffe' insieme, ma, dopo PORTA A PORTA del 10 gennaio 2008, non solo i miei pc si sono tutti rotti, facendomi perdere le mailing list, ma soprattutto in Campania abbiamo vissuto una accelerazione di eventi e di difficoltà con una pesante discesa in campo della Magistratura che ha condotto in questi ultimi giorni a sequestri di allevamenti bufalini e caseifici.

La mozzarella è il nostro oro bianco, la nostra industria più importante e produttiva, la base essenziale di quella meraviglia di alimento, unico al mondo, che si chiama pizza. Senza pizza e mozzarella io non saprei vivere e, dopo morto, sarà tra le poche cose che mi mancheranno nell'al di là, sperando di finire in Paradiso.

La mia avventura ambientalista dedicata alla Prevenzione Primaria sulle pagine del MATTINO comincia nel lontano giugno del 2006 (mi sembrano millenni) quando ella pubblicò la mia prima accorata lettera che definì "dolente" senza aggiungere ulteriori commenti.

Mi rendevo ben conto in quei giorni, avendo appena aperto gli occhi, di quanto grave e pericolosa si fosse fatta la nostra situazione ambientale su più versanti, dal traffico alla distruzione del territorio più bello e fertile d'Italia. Avevo fatto con i giornalisti stranieri quel famoso "spazza tour" che anche a me aveva svelato immagini terribili e sconosciute di un territorio così bello eppure stuprato e avvelenato al punto che era matematicamente impossibile che non vi fossero conseguenze anche sui nostri prodotti e sulla nostra salute.

Abbiamo cominciato a urlare i nostri avvisi in una battaglia che ha trovato forse più (finti) sordi tra chi aveva sulla carta il ruolo del "buono" che tra coloro che da sempre rivestono il ruolo dei "cattivi" e che con le loro azioni criminali sono i principali (ma non unici ) responsabili di quello che è successo.

Eppure proprio oggi che sembriamo all'apice (finalmente scoperto) di questa tragedia, oggi, Venerdì Santo di una Pasqua eccezionalmente anticipata sino a coincidere con il principio della Primavera, oggi che sembra più nera della mezzanotte con i sequestri di impianti e caseifici, io le scrivo con un sentimento nuovo: la speranza.

La nottata sta passando.

Oggi io ho speranza perché mi è ritornata in mente la lezione del povero Prof. Hardy. Circa venti anni fa io ero povero e semplice borsista presso l'Istituto Pascale e, come accade ancora oggi per i nostri giovani e meravigliosi borsisti ricercatori, la voglia di mantenersi in esercizio con l'inglese, sia scritto che parlato, ci aveva spinto, a nostre spese, a dotarci di un professore privato di inglese, madrelingua, con pessima capacità di parlare italiano. A gruppetti di tre- cinque di noi, il Prof Hardy faceva quindi ripetizioni di inglese in Istituto, quasi sempre di pomeriggio, per circa tre volte la settimana, nelle stanze della Ripartizione Scientifica.

Tutto tranquillo, tutto come sempre, sino a quando un giorno, verso le 17.30 di un venerdì pomeriggio, il Prof. Hardy, entrando in Istituto, si ritrovò davanti un mitra spianato e tanti, tanti carabinieri in divisa che gli chiesero documenti, qualifica, cosa ci facesse in Istituto a quell'ora , ecc. ecc . Era scattato uno dei famosi blitz anti-assenteismo che condusse in quella occasione alla denuncia di una ventina di dipendenti, per lo più portantini e infermieri, che furono anche condotti direttamente a Poggioreale.

Il prof Hardy si spaventò moltissimo, trovandosi in difficoltà (non solo di lingua) nel definire il suo ruolo non ufficiale di docente privato di inglese e , quando finalmente ci raggiunse, ancora trafelato e un po' sconvolto da quei mitra spianati, ci apostrofò nel suo pessimo italiano con le seguenti frasi che ancora ricordo benissimo e mi sono rimaste stampate nella mente: "Io spaventato…………….Io non capire voi napoletani………….Io venire tutte le settimane a fare lezione in questo Istituto, vedere persone che non fanno nulla e neanche mi sanno dire dove devo andare e voi tutti, quando io mi lamentare……….rispondere ……….E vva bbe' …..E vva bbe'! Oggi, improvvisamente, io venire, trovare soldati coi mitra e voi tutti a dire "In galera!" "In galera!" Ma , voi napoletani, come noi e in tutto il mondo, sul lavoro non avere vie di mezzo? O sempre fare niente o tutti in galera?"

Abbiamo dovuto fare venire le telecamere di tutto il mondo per avere conferma senza ombra di dubbio che abbiamo ricevuto nelle viscere della nostra migliore terra i peggiori veleni industriali di Italia. Abbiamo negato con tutte le forze possibili, negando l'evidenza, che questo potesse creare significativo inquinamento con danno ai nostri migliori prodotti agricoli come la mozzarella.

Scopriamo oggi, dopo anni che lo denunciamo, che, a fronte di oltre 1900 impianti che producono la migliore mozzarella al mondo, non abbiamo ancora, in Campania, laboratori terzi e certificati (e non tipo FIBE "acquaiuo' comm'è l'acqua?") in grado di effettuare velocemente le analisi necessarie su un numero cosi elevato di attività imprenditoriali in una Regione che pure ha visto consumarsi sul suo territorio oltre il 43% dei reati ambientali di tutta Italia.

Per fare analisi certificate al nostro principale prodotto agroindustriale, dobbiamo ancora andare a Roma, Brescia e Teramo. Ancora oggi, come al Pascale oltre venti anni fa, o "e vva bbe" o "tutti in galera!" Da allora, però, sia pure con lentezza e difficoltà, i controlli interni nel nostro Istituto sono diventati serrati ed efficienti e nessuno piu', da oltre venti anni, si è trovato in difficoltà come in quei giorni: Eppure i carabinieri sono tornat , anche da noi, molte altre volte.

E' per questo, che, proprio oggi che leggo che la gente ha paura di comprare mozzarella, io, con la serenità e la decisione di chi sa di essere contaminato da diossina (e sono l'unico a Napoli a saperlo per certo), la invito non più a prendere un caffè insieme ma a mangiare insieme la pizza con la mozzarella fatta con le mie mani (magari ve la porto a tutti al MATTINO) che è una delle mie specialità culinarie.

E' da oggi che, avviati ed attrezzati adeguatamente i laboratori terzi e pubblici, potenziati i controlli ordinari (e non straordinari della Magistratura), fermati i trasgressori e isolati i territori (come da sempre ho detto anche io non più del 4% del totale della nostra meravigliosa Regione, sia pure distribuiti sulla terra migliore), io ho fondata speranza, anzi certezza, che possiamo tutti ricomprare serenamente la nostra meravigliosa mozzarella e ancor più le nostre verdure a foglia larga.

La contaminazione la abbiamo subita sino ad oggi soprattutto perché ne abbiamo negato l'esistenza ad ogni costo, favorendo solo i truffatori.

Da oggi possiamo ricominciare, come in tutto il mondo civile, a difendere la qualità della nostra terra e dei nostri migliori prodotti nel modo più semplice ed ovvio: col quotidiano, ferreo, pubblico controllo, che sinora, purtroppo, senza più impossibili smentite, ha mostrato maglie sin troppo larghe.

Come non sentire la mano della Provvidenza quando leggi che pure il pentito Bidognetti scrive e chiede ai ragazzi di Casal di Principe: "Difendete la vostra Terra!" E leggo finalmente di un Assessore competente come Ganapini che afferma senza mezzi termini che a noi servono gli impianti di compostaggio e non gli inceneritori?

Non oggi, perché è Venerdì Santo, ma a presto rivederci per la nostra pizza. Fatemi sapere.

'A nuttata sta passando! Speriamo bene.

A' Madonna c'accumpagni!

Napoli 21 marzo 2008

Antonio Marfella
Tossicologo Oncologo

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