Appello per Lucia a tutti gli amici del Presidio di Taverna del Re

Domani, sabato 08/03/2008 alle 17.00, assemblea al presidio per parlare di Taverna del Re, della repressione e di come continuare la nostra lotta.
7 marzo 2008

Lucia De Cicco Le condizioni di Lucia, la donna che per protesta contro la riapertura insensata di Taverna del Re si è data fuoco e che subito dopo, dall’Ospedale Cardarelli, ha cominciato uno sciopero della fame e della sete, cominciano seriamente a preoccuparci. Ci preoccupa la sua voce sempre più flebile quando la raggiungiamo telefonicamente, ma ci preoccupa ancora di più la sua determinazione a continuare ad oltranza questa protesta. Quando abbiamo saputo del gesto di Lucia, pur solidarizzando con lei, abbiamo tutti provato un moto di rabbia perché tutti i signori della munnezza, tutti i Prefetti dei commissariati, tutti i poliziotti che abbiamo visto a Taverna del Re in questi mesi, tutti i politici, tutti loro messi insieme non valgono un solo capello di Lucia e ci sembrava assurdo che lei avesse rischiato così tanto per colpa loro. Poi lei ci ha spiegato. Ci ha spiegato della sua volontà insieme a Carla di fare un gesto solo dimostrativo, ma poi del senso di oppressione, di disperazione, di derisione, di isolamento che scaturivano dalle parole di alcuni poliziotti che le dicevano che non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo e che nulla comunque sarebbe cambiato. Quindi la rabbia, la confusione, l’incidente, le fiamme. E per fortuna l’uomo, poliziotto anche lui, che l’ha salvata con l’estintore.
Lucia ha tenuto in questi giorni a spiegare che il suo non è stato un gesto folle, ma che l’incidente è stato il frutto della disperazione. E’ drammaticamente vero, gli uomini dello Stato avevano ragione: nulla è cambiato. Anche nei minuti in cui si attendeva l’ambulanza che prelevava Lucia, i camion hanno continuato inesorabili la loro missione e, nei giorni successivi all’episodio, abbiamo visto paradossalmente una determinazione e una repressione mai sperimentata prima a Taverna del Re. Continue intimidazioni, minacce, richieste di documenti, pressioni sulle persone, fino ai fermi insensati di sabato scorso di tre manifestanti. Più diventa assurdo ed ingiusto l’utilizzo di Taverna del Re, più diventa tracotante la prepotenza di chi ha deciso che noi dobbiamo subire, proprio perché siamo più deboli, dobbiamo subire. E’ come se dicessero a tutti noi: “tanto non cambierà niente, sarete sempre soli ed isolati e al massimo, se riuscite a risparmiarvi le manganellate e i calci che con piacere vi rifiliamo al buio della notte, vi rovinerete la vita con qualche denuncia.”
E così alla nostra determinazione dei mesi scorsi si sta sostituendo la paura che ci fa sentir isolati e ci divide e che rischia di distruggere quel poco di buono che si era costruito a Taverna del Re, il senso di una Comunità. A tutto questo dobbiamo dare una risposta, cominciando a rompere l’isolamento di Lucia che continua il suo digiuno nell’indifferenza dei suoi concittadini e dei giornali. Se continuerà così e come se le dicessimo tutti insieme in coro “tanto non cambierà mai niente, tanto è il gesto isolato di una pazza”. Lucia non è pazza, noi non siamo pazzi e dobbiamo respingere il tentativo di isolarci ed impaurirci. La democrazia che vogliono negarci è il bene più prezioso che abbiamo e il senso di impegno per preservarla è la cosa più dignitosa che possiamo trasmettere ai nostri figli. Dobbiamo dire a Lucia e dirci tutti insieme che non ci hanno ancora sconfitti e che continueremo insieme a presidiare con determinazione quel posto maledetto, con la nonviolenza e civiltà di sempre, perché la tracotanza dello Stato forte con i deboli non può umiliarci fino a distruggere la nostra dignità.
Allora facciamo appello a tutti: ai giornalisti, alle donne impegnate per le iniziative dell’8 marzo, agli amici della rete Campana Salute Ambiente, a quelli di Peppe Grillo, alle associazioni del nostro territorio, ai singoli ai nostri concittadini. Parliamo di Lucia, non lasciamola sola a condurre questa lotta, rompiamo il muro di indifferenza e di isolamento che circonda la sua vicenda perché alla sua protesta del digiuno non segua un gesto disperato, perché venga affermato che chi lotta per i proprio diritti non è solo, isolato, deriso, ma che trova una comunità al suo fianco di donne e uomini che sanno alzare la testa.

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