Osservazioni al piano raccolta differenziata del Comitato Allarme Rifiuti Tossici

6 marzo 2008 - Comitato Allarme Rifiuti Tossici

Premessa
Si fa presente, ancora una volta, che questa modalità di coinvolgimento delle associazioni e delle strutture territoriali è ben lontana dal concetto di partecipazione divenuto obbligatorio secondo le direttive europee e la legislazione italiana. È assolutamente priva di effettivo contenuto partecipativo la tardiva consultazione effettuata dal Comune di Napoli presso le realtà di base della società civile ed avente per oggetto il piano per la promozione della raccolta differenziata; una procedura completamente estranea alle forme di partecipazione stabilite dalla legislazione nazionale ed europea, effettuata a piano già definito, senza garantire ai cittadini i tempi necessari ad approfondire la proposta della giunta comunale ed a produrre osservazioni organiche e puntuali da discutere in città e nel consiglio comunale.
I tempi che sono stati concessi dall’invio del piano alla presentazione delle osservazioni sono stati assolutamente irrisori e le associazioni non hanno potuto che presentare queste osservazioni parziali e poco approfondite, ma che vogliono rappresentare la propria volontà a contribuire alla soluzione definitiva del problema al di là della mancanza di coinvolgimento da parte della Pubblica Amministrazione.

Osservazioni al Piano
In relazione al piano comunale per l'implementazione e il rilancio della raccolta differenziata del 28 febbraio 2008 si rappresenta quanto segue. È necessario realizzare un reale e concreto piano di gestione dei rifiuti incentrato, in primis, sulla riduzione della produzione dei rifiuti e sul raggiungimento di elevate percentuali di raccolta differenziata da realizzarsi ad horas.
Il piano presentato indica metodologie ormai superate che non consentono a breve di raggiungere elevate percentuali di RDI.
Il piano afferma che bisogna tendere ai rifiuti zero, che l’unica maniera per farlo e ridurre la produzione di rifiuti e incrementare la raccolta differenziata, che l’unico sistema di raccolta differenziata che garantisce buoni risultati è quella porta a porta (che dichiara essere anche la più conveniente economicamente), che Napoli ha quasi il triplo degli addetti alla raccolta rispetto alle altre metropoli italiane e che quindi è più facile organizzare qui la raccolta differenziata porta a porta ecc. ecc. ma poi non è completamente conseguente con tali premesse.
Il piano di riduzione della produzione di rifiuti e il piano di raccolta differenziata integrata devono confluire in un unico piano di gestione dei rifiuti che abbia modalità, strumenti e tempi definiti con l'indicazione puntuale di come è strutturato il sistema che si vuole attuare.

Infatti:

  1. A fianco delle differenti azioni di riduzione della produzione di rifiuti, mancano ancora una volta gli obiettivi, le azioni da intraprendere e i tempi di realizzazione.
    E’ assolutamente inefficace un piano che a regime si pone l’obiettivo risibile di portare la produzione di RU pro-capite da 566 a 550 kg/pro capite. Un piano serio ed adeguato alla gravità della situazione dovrebbe puntare, attraverso interventi di prevenzione, a non superare i 450 kg/pro capite.

  2. L’incremento della raccolta porta a porta è troppo lento e l’obiettivo finale non è in linea con le leggi nazionali, si ravvisa una eccessiva prudenza e lentezza nella diffusione delle raccolte domiciliari, che, sebbene comprensibile di fronte ai fallimenti passati, non è coerente sia con la situazione di emergenza che con la sensibilità crescente da parte della popolazione. Al terzo anno (nel 2010) è possibile e quindi doveroso raggiungere almeno il 50% della popolazione al quarto anno (2011) il 70%. e nel 2012 l´85%.

  3. Il 50% di RDI, posto come obiettivo, rappresenta il minimo di legge, ed è veramente troppo poco in una città in emergenza. Inoltre è assolutamente da respingere l’ipotesi di conteggiare come RDI la frazione organica derivante dalla separazione post raccolta dell’indifferenziato perchè in contrasto con la normativa vigente e in quanto questa frazione per le inevitabili impurità non è utilizzabile come compost. L’obiettivo medio di RDI col porta a porta è minimale perché lì dove si è organizzato il porta a porta si sono raggiunte percentuali superiori. Citiamo come esempio i casi del Consorzio Priula (Veneto) dove si è passati dal 33,6 al 65,6 (nel primo anno), nonché le esperienze attuate ad Asti (dal 27% al 58%), Novara (dal 30% al 68%), Reggio Emilia (dal 44% al 78%), Trento, Novara, Verbania, ecc. (si veda www.rifiutiinforma.it). Deve essere indicato una percentuale minima del 60%.
    È d’obbligo soffermarsi su un esempio di riciclo spinto al massimo come il consorzio Priula, famoso per aver raggiunto su 220.000 abitanti oltre il 75% di RD. La grande novità è che il residuo, ovvero poco meno del 25%, non va più in discarica: il centro riciclo Vedelago, infatti, a cui vengono conferiti i materiali secchi, divide il riciclabile (che va poi mandato agli impianti che lo riciclano), e ricicla anche il non riciclabile: infatti è stato brevettato un metodo innovativo che tritura il residuo e tramite un processo finale di estrusione, ottiene una sabbia sintetica utilizzata in edilizia e per produrre alcuni oggetti in plastica (panchine, sedie..).
    Praticamente è già stata conseguita la strategia Rifiuti Zero in Italia: infatti il centro riciclo Vedelago porta in discarica, da sovvallo, solo l'1,54% del circa 25% residuo.

  4. Il piano assume come quadro normativo solo il Piano regionale che è un piano straordinario e emergenziale e quindi vale solo per la situazione di emergenza che non può certo durare fino al 2012. Da sottolineare che i riferimenti del Piano Regionale, per la loro totale inadeguatezza non meritano comunque alcuna considerazione per il Piano della città di Napoli.
    Per tale motivo la normativa di riferimento per gli obiettivi da porsi per gli anno 2011 e successivi deve essere quella nazionale (Decreto Legislativo 152/2006 e Legge 296/2006) che fissa i seguenti obiettivi di RDI:
    • il 35% entro 31 dicembre 2006;
    • il 40% entro il 31 dicembre 2007;
    • il 45% entro il 31 dicembre 2008;
    • il 50% entro il 31 dicembre 2009;
    • il 60% entro il 31 dicembre 2011;
    • il 65% entro il 31 dicembre 2012.

  5. Estendere il porta a porta ad una maggiore percentuale della popolazione (superiore al 70%) e raggiungere gli obiettivi raggiunti in altre città o zone dove si fa il porta a porta (superiore al 56% indicato nel piano). In questa maniera si rispetteranno gli obiettivi della normativa nazionale e comunitaria. Ciò è possibile e realistico poiché c’è abbondanza di finanziarie e umane (un addetto ogni 337 abitanti contro 1 addetto su 900 delle altre città italiane). In considerazione dell'elevato numero di persone impiegate per la gestione della raccolta differenziata tra Comune, Consorzio di bacino e Società di scopo non si ritiene necessario di utilizzare ulteriore personale a tempo limitato.

    Troppo modesta la sperimentazione su 60.000 abitanti nel primo anno. La sperimentazione dovrebbe partire per 100.000 abitanti nei primi sei mesi (vedi esempio di Roma), da estendere a 200.000 entro il primo anno. Negli anni successivi si deve puntare al raddoppio per arrivare in tre anni a coprire la totalità della popolazione. Se si raggiungono quantità di materiale differenziato sufficienti è possibile stimolare ed incentivare la realizzazione di filiere locali per il riutilizzo creando un circolo virtuoso che a sua volta richiede un aumento delle quantità, con benefici anche sul fronte dell’occupazione. Le raccolte domiciliari devono inoltre riguardare non solo carta e organico, ma essere estese a tutte le frazioni secche, secondo quanto previsto dal Piano, per evitare di creare situazioni miste domiciliare/stradale che disorientano il cittadino e lo inducono a comportamenti scorretti, soprattutto nella fase iniziale in cui è molto forte l’inerzia dell’abitudine al cassonetto stradale.

  6. L'obiettivo del Comune di Napoli deve essere il raggiungimento e il superamento del 65 % di RDI entro giugno 2008 con l'avvio della RD della frazione organica da conferire presso impianti pubblici e privati presenti in Regione Campania e fuori regione, ricorrendo anche al compostaggio domestico e al compostaggio in piena terra presso aree verdi (parchi e giardini, ma anche scuole, come ad esempio già sta accadendo al 91° circolo didattico di Napoli di via Zanfagna) e aziende agricole presenti in città.
    Elevate percentuali di RDI sono raggiungibili se si esaltano le differenze esistenti sul territorio attraverso la gestione per municipalità della riduzione e della raccolta.
    Ogni municipalità, inoltre, deve essere autonoma in fase di riduzione della produzione e in fase di raccolta differenziata.

    Gli impianti di compostaggio previsti sono insufficienti avendo una capacità di 48.000 tonnellate mentre la frazione intercettata è di 54.000 tonnellate (si veda tabella pag. 74 e si sommino i dati dell’organico e del verde), con un obiettivo del 56% di raccolta differenziata col porta a porta che, come abbiamo detto, è inferiore a quanto altre città hanno realizzato. La capacità degli impianti di compostaggio deve essere intorno ai 65.000 tonnellate per rispondere così ad una raccolta differenziata che raggiunga e possibilmente superi il 65%
    Importante che sia stata inserita nel piano la previsione della realizzazione dell’impianto di compostaggio del Parco delle Colline, ma non è sufficiente. Sono necessari tempi certi e scadenze sia per questo impianto che per quelli previsti per Bagnoli e per l’area occidentale, soprattutto visto il breve tempo di realizzazione.
    Eventualmente è ipotizzabile realizzare con la Provincia di Napoli un protocollo d'intesa per la realizzazione del compostaggio in piena terra anche al di fuori dei confini della città.
    E’ addirittura ridicolo l’obiettivo di portare, a regime, la raccolta differenziata della frazione organica e di quella verde al 7,27% e al 3,64% rispettivamente, soprattutto perché si tratta di quelle frazioni che se compostate hanno un mercato sicuro in agricoltura, e la cui sottrazione agevola la separazione degli altri materiali. Non è accettabile la motivazione della mancanza di impianti di compostaggio, in quanto questi, ad un primo stadio di realizzazione per una digestione aerobica semplice, possono essere realizzati in poche settimane, a partire dall’adeguamento di quelli già esistenti, dal completamento di quelli già progettati, fino alla riconversione tecnica di alcuni impianti di CDR, attualmente fuori norma, e che risulterebbero inutili di fronte all’aumento del materiale avviato al riciclaggio. Con tempi necessariamente più lunghi si potrà pensare alla realizzazione di impianti più sofisticati, con un primo trattamento anaerobico per l’estrazione di biogas.

  7. La questione degli incentivi, dei controlli e dei disincentivi è cruciale per la buona riuscita della raccolta differenziata. Tali incentivi, controlli e disincentivi devono riguardare sia i cittadini, sia l'attuale Società di scopo. Il piano è molto generico a riguardo: afferma che “il piano si fonda ... sulla qualità del rifiuto per la tracciabilità della sua provenienza, sulla emersione dei soggetti conferitori e, infine, sul sistema del costo del servizio e della tariffazione, consentendo l’applicazione del principio “chi inquina paga e per quanto ha inquinato”. Come avviene questo? Quando? Il piano non lo dice. Mentre questo è il punto nodale per garantire alte percentuali di raccolta differenziata e la buona qualità della stessa. E’ opportuno che nel Piano sia prevista, in maniera molto più specificata e articolata, la modalità di passaggio dal pagamento della tassa sui rifiuti, alla tariffa per la raccolta differenziata, come dispone la legge .
    E si dovrebbe partire subito con un sistema di premialità per la buona riuscita del sistema di raccolta porta a porta, se non con un guadagno diretto sulla tariffa quantomeno con altri metodi da individuare e mettere subito in pratica. Nelle more del passaggio al sistema tariffario si potrebbe prevedere forme di “contratto” tra i condomini e l'attuale Società di scopo con clausole che premiano la corretta raccolta differenziata e la riduzione della produzione dei rifiuti. Nelle grandi realtà urbane che avviano servizi di raccolte domiciliari si opera, almeno inizialmente, su aree parziali della Città. E’ perciò necessario premiare i cittadini residenti in tali aree con significative riduzioni tariffarie in modo da far percepire loro che l’impegno che viene loro chiesto a differenza di altre zone della città non viene solo ricompensato con il maggior decoro urbano del quartiere. Tali forme premiali sono state la chiave di volta di iniziative andate a buon fine specie anche in Città del centro sud. Tali forme di incentivazione servono a prevenire eventuali tensioni e proteste da parte dei cittadini coinvolti dalle iniziative sperimentali che possono sentirsi “cittadini di serie B” rispetto agli altri che possono continuare a comportarsi in modo meno diligente e responsabile senza incorrere in alcuna sanzione. Si propone di utilizzare una premialità massima ed una minima.

  8. Si deve assolutamente inserire nel Piano che il Comune, inoltre, si deve dotare di una Società strumentale in grado, da subito, di realizzare gli obiettivi imposti dalla normativa dell'Unione Europea sostituendo l'attuale Società di scopo e i dirigenti della stessa, considerati gli scarsi risultati ottenuti fino ad ora. E nel caso in cui non raggiungano gli obiettivi stabiliti nel piano il consiglio di amministrazione e il direttore dovranno essere rimossi dai loro incarichi. Tale norma è fondamentale per motivare dirigenza e lavoratori ad impegnarsi a fondo per realizzare la migliore performance possibile.

  9. Si deve prevedere controlli sulla qualità del differenziato nei diversi lotti in cui è divisa la città per potere prendere provvedimenti e attuare forme di premialità.

  10. Il piano non dice niente sul destino dei rifiuti raccolti, mentre deve assolutamente specificare che il Comune consegnerà le diverse frazioni solo a ditte che garantiscono l’effettivo riciclaggio (recupero di materia). Ciò al fine di non vanificare l’impegno dei cittadini con la scelte di attuare il poco conveniente recupero dell’energia (termovalorizzazione) del materiale conferito. Tale scelta oltrechè poco ecosostenibile toglierebbe ai cittadini un’importante motivazione a fare la raccolta differenziata.

Comitato Allarme Rifiuti Tossici

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